L’ABBIOCCO

riposino-dopo-pranzo

Come poteva la scelta della prima parola non ricadere proprio entro l’ampio vocabolario Italiano? A parte che un po’ di patriottismo non nuoce, ma poi: discendente diretto del latino, la lingua di Roma caput mundi, e passato tra le mani di Dante, IL poeta per antonomasia; una signora lingua, non c’è che dire! Spesso e volentieri, infatti, oltre confine sono inciampata in grandi estimatori della lingua italiana che si dilungavano in infiammati elogi sulla sua prodigiosa musicalità. In verità però il mio orgoglio per la madrelingua trova sfogo più che altro nel lessico: non solo ritengo che all’italiano appartenga un ingente repertorio di espressioni particolarmente energiche ed esaustive, degne del nostro enfatico gesticolare, ma gode in più dei dialetti. Questi conferiscono alla nostra lingua una vivacità unica nel suo genere, e la arricchiscono di lemmi tra i più peculiari, tra cui, per esempio “abbiocco”.

Nel mezzo del cammin di una ricerca oscura, mi imbattei in un video che tenta di spiegare alcune parole intraducibili tra cui “abbiocco”. Nel breve video una ragazza italiana (dall’accento) spiega in inglese che cosa significhi: l’abbiocco è una botta di sonno che sale immediatamente dopo un tipico pasto all’italiana. Inutile che mi cimenti nello spiegare perché sia un elemento imprescindibile che si tratti di una mangiata all’italiana; che poi noi, in Italia, ci nutriamo bene e nemmeno esageratamente, il problema sta più che altro nella sostanza delle pietanze che selezioniamo: carboidrati e zuccheri in gran quantità, una sfida all’ultimo sangue per il nostro apparato digerente. Inserisco a questo punto un link di un video molto interessante che in maniera più scientificamente accurata spiega il processo che avviene all’interno del nostro corpo, il cui risultato è appunto l’abbiocco: https://www.youtube.com/watch?v=sf3MzZASaX8.

Prescindendo dalle nostre discutibili benché gustose abitudini alimentari, veniamo all’abbiocco in se: da dizionario, dicesi abbiocco una tremenda sensazione di stanchezza, un colpo di irrefrenabile sonno che tramortisce l’italiano medio nell’esatto momento in cui finisce di cibarsi. Si concretizza in una quasi totale perdita dei sensi, incapacità di gestire il proprio corpo, soprattutto per quanto riguarda le palpebre che tendono a chiudersi contro ogni tentativo di opposizione e la testa, che protende verso il basso in un moto pendolare. La parola deriva infatti dal verbo “abbioccarsi” cioè lasciarsi vincere dalla sonnolenza e collassare nella totale inettitudine di opporre resistenza. A sua volta “abbioccarsi” trae origine dal romanesco “abbioccàsse”, letteralmente “diventare chioccia” cioè “covare le uova” e richiama la postura della biocca, la gallina madre, che nel momento della cova si rannicchia su se stessa con il capo rechino sul corpo.

gallina

abbiocco

(Simile etimologia ha anche la parola “accoccolarsi” che richiama il co-co della gallina nella forma, e la posizione che essa assume nel significato. Vedi http://www.treccani.it/linguaitaliana/domandeerisposte/lessico/lessico124.html e http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/A/accoccolarsi.shtm)

Esiste poi una forma transitiva del verbo, “abbioccare”, che è meno nota nell’italiano comune e probabilmente più dialettale. Questa forma può essere utilizzata in espressioni come “questo caldo mi abbiocca!” nel senso di un calore che genera fiacchezza fisica, abbattimento. Probabilmente per estensione questo predicato assume anche significato di rabbuiarsi, rattristarsi, essere abbattuto: “ti vedo abbioccato! Qualcosa non va?”. In effetti però, anche la posa dell’arrabbiato rammenta un po’ la gallina di cui sopra: la testa bassa, il meno appoggiato al collo e lo stare in disparte esattamente come quando la chioccia cova.

arrabbiato

Il senso più popolare ed utilizzato in tutto il paese rimane ad ogni modo il primo, e la percentuale di utilizzo della parola varia nel corso della giornata, della settimana e dell’anno. In Italia avremo un picco di impiego nella fascia oraria post-pranzo, dalle 13:30 alle 15:00 circa; il livello quadruplica poi nel weekend, quando si pranza con i parenti, magari a casa della famigerata nonna; si eleva infine a potenza massima nei periodi di festività, in modo direttamente proporzionale all’importanza della festa: a Natale quindi avremo il picco massimo e se dovesse svolgersi un sondaggio alle 16:30 del 25 Dicembre, ora in cui ci si appresta a terminare la seconda portata per avventarsi sulla frutta,  il’90% degli Italiani risulterebbe in abbiocco o già abbioccato (la percentuale esclude le nonne, dotate di inspiegabile resistenza, e i vegani).

Espressioni come “ho un abbiocco addosso, che adesso crollo sul tavolo e lascio l’impronta!” oppure “mi sono abbioccato sul divano dopo pranzo e mi sono svegliato 6 ore chiedendomi in che anno fossi” sono particolarmente difficili da rendere in altre lingue, soprattutto a causa della peculiarità del concetto di abbiocco. Penso agli inglesi ed al loro malinconico packed-lunch, come potrebbero mai cogliere il senso di questa espressione? Si potrebbe azzardare ad una traduzione piuttosto letterale come “fit of drowsiness” o “doze off” e “to snooze”, ma non renderebbe l’idea a sufficienza. Mi sono cimentata quindi in un processo di creazione linguistica alla petaloso: come in italiano la parola abbiocco si forma dal sostantivo (dialettale) per gallina, così potrebbe essere in altre lingue. In inglese risulterebbe qualcosa come henment (gallinamento) o hension (gallinazione) a seconda del suffisso per la formazione del sostantivo che si preferisce (qui elenco http://ppbm.langedizioni.com/gram_eng2/doc/teoria/tav_n.htm). Un processo del genere potrebbe adattarsi ad ogni idioma, premesso che se ne padroneggi un minimo la morfologia.

In qualsiasi lingua lo si dica l’abbiocco rimane un problema serio, che colpisce profondamente la popolazione italiana. Quindi nel panico degenerativo della situazione, una soltanto è la retta via da seguire: quella che va dal tavolo al divano, o verso un qualsiasi trabicolo dalle sembianze comode e, come direbbe Dante, lasciarsi cadere “come corpo morto cade”.

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